Articoli marcati con tag ‘Der’
Der Maurer – New York Counterpoint da Enrico Gabrielli in Vimeo.
.
.
.
Der Maurer – Workers Union da Enrico Gabrielli in Vimeo.
“Nutke: lo zio di Dudele – Estratto da Matematica Naif”
Scarica “Der Maurer vol1” – 78,2Mb – mp3 320 kbps + copertine
-info disco-
.
PERSONALE AUSILIARIO DER MAURER
Andrea “Pelodia” Lodi – comunicazione
Martina “Pona” Merlini – illustrazioni
Francesco “Benza” Balatti – foto
Trovarobato.com – supporto
.
BOOKING DER MAURER
Gianluca Giusti
333 2544269
gianluca@trovarobato.com
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Benvenuti nel sito di Enrico Gabrielli.
Nella sezione FREE DOWNLOAD toverete Der Maurer vol1 in download gratuito!
Cosa aspettate?!
DER MAURER CAPTATIO
“Mio nonno era muratore. Ha costruito insieme a mio padre la casa dove attualmente vivono i miei. Quella casa era una stalla prima, in condizioni spaventose. Mio nonno si spaventò a morte per la faticaccia promessa. Ma c’era poco da fare. Perchè altro tetto i miei non ce lo avevano.
Io mi limitai ad aiutare mio padre ad incassare la fossa biologica. Per il resto, vivevo a Milano a fare la fame come studente di musica. E quindi non feci nient’altro. Per cui non so fare nè un muretto, nè usare la cazzuola, nè sgrassare i mattoni con l’acido muriatico.
Ma a sovraincidere mi sono specializzato e faccio muri con mattoni di “autismo” e calce di “ego”. Anche se non a faccia-vista, come si dice in gergo, alcuni dei muri delle case di altra gente li ho tirati su io. Casa mia non l’ho ancora mai costruita. Perchè per farla oltre ai muri servono cose che non so costruire e che sono necessarie al calore di una vita domestica: canzoni e parole.
Però un laboratorio ve lo so costruire: è un posto dove si può andare a fare delle cose, metterci degli oggetti, portarci della gente. Viverci no. Non ci sono i termosifoni. Ma se non soffrite il freddo e vi piace faticare un po’, vi spiego come funziona.
Der Maurer – Matematica Naif by Der Maurer
SPIEGAZIONE
[...mail tratta dalla corrispondenza con l'illustratrice...]
[...]questo lavoro si chiama:
“Der Maurer, vol. 1″ (Il muratore, vol. 1)
Il disco sarà solo scaricabile ed è così composto:
1) Steve Reich: “New York Counterpoint” (1985), per 11 clarinetti [durata: c.a. 10']2) Giovanni Gabrieli: “da Sacrae Symphoniae: Canzon a suonar, n°4″ (1597) [durata: c.a. 2']
3) Enrico Gabrielli: “Matematica Naif” (2002), per 12 esecutori [durata: c.a. 6']
4) Louis Andriessen: “Workers Union” (1975), symphonic moviment for any loud sounding group of instruments [durata: c.a. 15']
Ti racconto in breve:
1) Steve Reich è, assieme a Philip Glass, John Adams, La Monte Young, Terry Riley, Gavin Bryars ed altri un cosiddetto compositore “minimalista”. Il termine è stato letteralmente inventato da quel coglione di Nyman. Presente “Lezioni di Piano”? Ecco lui faceva (o fa ancora?) il gornalista. E prima di lavorare con Greenway, per cui ha fatto anche delle cose carine, portava avanti bellamente la sua critica. L’aggettivo “minimale” ormai si usa come il pane, come “fantozziano” o “felliniano”. Il minimalismo piace molto agli architetti e a quelli che fanno elettronica, incluso al tuo amico Aphex Twin. Recih è il re di tutti questi massimalisti mancati, il suo regno (reich!) è vasto e occupa oramai un cinquantennio di lavoro eccellente. “NY Counterpoint” è del 1986 ed è stato concepito a frammentazione. Cioè: uno strumento fa una cosa e altri due strumenti gli subentrano facendo il primo la prima metà e il secondo la seconda. Poi entrano quattro strumenti e i primi due si suddividono quella che era la prima parte e gli altri due la seconda parte. E così via. Gli strumenti in questione sono un clarinetto (e clarinetto basso), sovrainciso 11 volte.
2) Di Gabrieli posso dirti che è uno dei primi esempi di musica antifonale (ovvero il principio di botta e risposta: uno strumento fa “pam!” e l’altro collocato nello spazio opposto fa “pum!”…da qui il detto “hai capito l’antifona”?). Siamo alla fine del ‘500 a Venezia, quando il Doge si divertiva un mondo a rompere i coglioni per mare a tutto il Mediterraneo. In alcune edizioni è scritto “Gabrielli” o “Gabrjelli”. Fai te le dovute deduzioni.
3) Questa storia è lunga…Il mio lavoro risale al 2002. Ai tempi studiavo musica ed ero affascinato dalle figure di Berio, Ligèti, Donatoni e Sciarrino. Questi erano scienziati-musicisti-uomini di un mondo iperuraneo. Si vestivano anche da scienziati, con le camicie a quadretti scialbe, le penne nei taschini. Chilometri e chilometri di carta millimetrata prima di mettere una nota su un pentagramma. E dopo averla messa, un musicista qualsiasi di quelli che conosco adesso avrebbe corrucciato la fronte e, alzato lo sguardo ebete, avrebbe chiesto “e perchè ciò”?
Perchè dopo Webern negli anni ‘30 e la scuola di Darmstadt alla fine dei ‘50, struttura, gesto e calcolo puntuale erano “musica”. Basta la retorica dell’accordo, la banale “tonalità”, la svenevole compiacenza di un pubblico saturo di una lingua usata sempre allo stesso modo, oramai da secoli. Per cui, scrivere musica, era “scegliere” razionalmente un percorso personale, e decidere di lasciare al pubblico (eventuale) la scelta di andarsene, restare passivi o impegnarsi. Impegnarsi come in politica. Leggere, approfondire, dedicarsi “a”.
Beh, si era giunti agli anni ‘60 – ‘70.
Finchè il fare così non divenne un dogma.
Nemmeno John Cage, col suo “The productions of sounds we call music…”, (ovvero tutto è lecito e tutto è illecito…per cui niente è illecito!), bastò a mettere un freno. Dogma era, è, e sarà. Un periodo di grande decisionismo. Il dogma erano tanti compositori, tanti loro stessi in azione. Creavano un linguaggio proprio, una complessa rete terminologica, un marchingegno autoreferenziale imponente e chiudendo tutto questo in uno scrigno, buttavano via la chiave. Passa il tempo e alcune chiavi si trovano. Basta un film di Kubrik e di Gyorgy Ligèti si ricorderà per sempre la musica della scena delle scimmie e del monolite. Altre chiavi non si troveranno mai. Temo che per questo mio pezzo ci sia stato un madornale scambio di chiavi.4) Louis Andriessen è una specie di minimalista “espressonista”. In questo sfiancante brano lungo 15 minuti 15, ìstiga a suonare tutti assieme incazzati neri, costringendo gli esecutori a faticare e portandoti inevitabilmente ad inciampare in grossolani errori ritmici, di esecuzione e di comunicazione, come quelli che accadono nella real politik di sempre e di ovunque. Il pezzo è del 1975, e in quel periodo l’Unione dei Lavoratori Olandese doveva davvero essere parecchio incazzata.
A questo vol. 1 seguirà:
-Der Maurer, vol. 2: impossible object trouvè (“Poema sinfonico per 10 metronomi”, G.Ligeti/ “clapping music” e “piano phase”, S.Reich / “Studies for play piano”, n°5, C.Nancarrow/ sonata 5, da “Sonatas and interludes” for prepared piano, J.Cage)
Ed altri ne verranno.
.
.
COME NON COSTRUIRE UNA GABBIA (how don’t build a Cage)
“If something is boring after 2 minutes, try for 4. If still boring, try for 8, 16, 32. And so and eventually when discovers, that is not boring at all, but very interesting.”
Questo lo ha detto Cage. Probabilmente mentre pelava patate col pelapatate.
“Productions of sounds we call music“. Sempre Cage.
“Don’t need the sound to talk to me“. Ancora Cage.
“Most of the art, i think, is been in Time. And most of the art is been in Space.”
Ovvietà d’autore. Dello stesso autore.
Nel ‘37 così asserisce il medesimo di cui sopra:
“Noise: when we ignore it, it can disturbe us. When we listen to it, we find it fashinating.”
Ha scritto Paolo Castaldi:
“Cage è la possibilità di essere senza motivo in un dato modo o in un dato momento”
E Jonas Mekas (Fluxus), che non è un’idiota dice:
“For an artist to get normal, is a disaster.”
Yoko Ono tace.
Ettore Petrolini, durante il conferimento della medaglia d’onore davanti a Mussolini bofonchiò: “E io me ne fregio!“
BIOGRAFIA SOMMARIA (con la latenza della memoria, e con la memoria che se ne va)

Nato nel 1976 a Montevarchi (AR). Vissuto ad Ambra, Milano, Padova, Milano.
Studia clarinetto e composizione al Conservatorio “G.Verdi” di Milano.
Fonda nel ‘96 l’Ensemble Risognanze e suona per 3 anni nell’orchestra del Tiroler Festspiele Erl. Collabora a più riprese con la compagnia di marionette Carlo Colla & Figli e l’European Music Project di ULM.
Studia clarinetto con Orio Odori, Antony Pay, Richard Stoltzman, Ciro Scarponi; composizione con Danilo Lorenzini, Salvatore Sciarrino.
Brani suoi sono stati eseguiti dall’orchestra Milano Classica, l’Arena di Verona e l’ensemble Fontana Mix di Bologna.
Nel ‘02 resta con i soli Mariposa, ovvero la spina dorsale di tutta la sua attività, già anacronisticamente attivi dal ‘99. Sospende i suoi rapporti con la musica colta e gli ambienti istituzionali e ripiega sul pionerismo compositivo assieme con TIMET e con il LaboratorioFattiSonori di Dario Buccino.
Poi, all’uscita di “Trasparente”, entra come polistrumentista nella band di Marco Parente,e in seguito diventa uno de Le Sagome di Marco “Morgan” Castoldi co-arrangiando il disco “Da a ad A”.
Entra nel 2006 a far parte in pianta stabile degli Afterhours dove passa 3 anni di un importantissimo periodo di formazione, conclusosi con la realizzazione del disco “I milanesi ammazzano il Sabato”.
Arrangia archi e fiati di “Da Solo”, l’ultimo disco di Vinicio Capossela uscito nel 2009.
Nel 2007 nascono i Calibro 35 con cui ha licenziato due fortunati dischi e fatto un tour negli USA e nord europa.
A SanRemo 2009 riesce a far battere le mani agli orchestrali (a tempo!), fa una linguaccia e mangia una aglio ed olio sul piatto d’argento del premio Mia Martini a casa, in grande solitudine.
Riceve rocambolescamente il premio come miglior produttore del 2009 dal MEI, senza aver mai prodotto un disco.
Negli ultimi 3 anni suona in molti dischi, partecipa dal vivo e arrangia brani di Dente, Marta sui Tubi, Alessandro Grazian, Julie’s Haircut, Toys Orchestra, Muse, Baustelle, Airìn, i Selton, Niccolò Fabi, gli Amore, i Lombroso, Moltheni, i Guano Padano, Giovanni Ferrario, i Grimoon, Paolo Benvegnù, Andrea Chimenti, John Parish e altri.
Sta cercando di riesumare il cabaret milanese col gruppo “i Calamari”.
Sta mettendo in piedi una band che porti il liscio allo status di coolness che da sempre il country americano ha già raggiunto: il gruppo, ancora sulla carta, si chiamerà “Liscio Gelli”.
Sta scrivendo un’opera lirica su un racconto di Michael Ende, dal titolo “La milleundecima notte”, su libretto di Sergio Giusti.
Sta al momento correggendo il curriculum.

